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Galapagos
Le isole alla fine del mondo e altri reportage (reali e immaginari)

31/01/2020 — Antonin Artaud

  € 13,00   

 

È un Artaud inedito quello che traspare dalle pagine di questo libro, poco frequentato anche dagli addetti ai lavori. Il tema è infatti quello del viaggio che racchiude, oltre ai resoconti scaturiti a contatto con la tribù messicana dei Tarahumara in cui avrà modo di sperimentare gli effetti stranianti del peyotl, anche alcuni reportage immaginari, realizzati dopo aver ascoltato racconti di amici che si erano recati in Cina e alle Galapagos. Senza alcun freno inibitorio, emerge la tendenza artaudiana all’esposizione di taglio profetico e apocalittico che troverà il suo acme nel rocambolesco viaggio in Irlanda fatto col proposito di restituire ai suoi abitanti il presunto bastone di San Patrizio. Ai quattro reportage presentati nella prima parte, tra i quali figura “Il villaggio dei Lama morti”, mai più ristampato, nemmeno in Francia, dopo la prima uscita sulla rivista “Voilà” nel 1932, seguono i testi dedicati ai Tarahumara, tra i quali spicca il “Supplemento al viaggio nel paese dei Tarahumara”, infarcito di elementi devozionali di taglio eretico, se non addirittura blasfemo, dove predomina la peculiare visione sincretistica che si impone prima del rinnegamento di ogni forma di religiosità possibile. Totale è l’identificazione con la figura di Cristo, dagli esiti deliranti e, al contempo, profondamente umani.

ANTONIN ARTAUD (Marsiglia, 1896 - Ivry, 1948) poeta, narratore, saggista, attore, regista teatrale, scenografo, disegnatore. Teorizzò “il teatro della crudeltà” nel saggio Il teatro e il suo doppio (1938) che influenzò in maniera decisiva gli orientamenti della messinscena novecentesca. Tra il 1936 e il 1937 Artaud viaggiò in Messico e Irlanda, in preda a una sorta di delirio mistico. Venne ricoverato per quasi un decennio in vari manicomi, tra cui a Rodez dove subì 51 elettroshock. Tra le sue opere più importanti si ricordano: Corrispondenza con Jacques Rivière (1927), L'arte e la morte (1929), Eliogabalo o l’anarchico incoronato (1934), Viaggio nel paese dei Tarahumara (1945), Lettere da Rodez (1946), Van Gogh il suicidato della società (1947) e Per farla finita con il giudizio di dio (1948).

ISBN 9788831369046

I quattro volti di Dio
Conversazioni con Toni Morrison

31/01/2020 — autori vari

  € 13,50   

 

«Il peggior pericolo del razzismo, in una società che apparentemente ha superato le forme più visibili di segregazione, è di essere, ha scritto Toni Morrison, una distrazione (verrebbe da dire: un’arma di distrazione di massa). Il razzismo “ti impedisce di fare il tuo lavoro”, dice Toni Morrison, ti costringe a “spiegare chi sei”, cosa che lei nei suoi romanzi non ha mai voluto fare. Qualcuno dice che non hai una lingua, e tu devi dimostrare che ce l’hai. Qualcuno dice che la tua testa non ha la forma giusta, e tu devi trovare lo scienziato che dimostra che non c’è niente che non vada con la forma della tua testa. Qualcuno dice che non hai arte, e tu devi metterla insieme in qualche modo per far vedere che non è vero. Qualcuno dice che non hai mai avuto un regno, e tu da qualche parte lo devi trovare (viene in mente la fantasia compensatoria di Black Panther, uscito due anni dopo quell’articolo). Non basta mai. Ci sarà sempre qualcosa che sarai accusato di non avere (o, aggiungo, di avere in eccesso, che “non ti meriti” di avere). Il razzismo, per Toni Morrison, è soprattutto una colossale perdita di tempo. Spero che abbia ragione, e che qualcuno se ne accorga».

Alessandro Carrera

Autori vari. TONI MORRISON, pseudonimo di Chloe Ardelia Wofford (Lorain, 1931 – New York, 2019), scrittrice afroamericana, ex attrice ed ex ballerina, fece pubblicare le più importanti opere della letteratura afroamericana mentre lavorava alla Random House. Nei suoi romanzi emerge il tema della perdita d’identità dei neri, di cui mostra la condizione e la cultura all’interno della storia americana. In L’occhio più azzurro (1970) narra la storia di una bambina nera e del suo disperato desiderio di possedere un paio di occhi alla Shirley Temple, mentre in Sula (1973) ritrae due donne, una ribelle e una conformista, nelle loro diverse crescite umane e sociali. Canto di Salomone (1977) racconta il cammino negli anni 60 di un giovane nero dalla Detroit dei diritti civili verso il mitico Sud. In L’isola delle illusioni (Tar Baby, 1981) tratta l’alienazione culturale dei neri degli anni 80. Amatissima (1987), per cui vinse il premio Pulitzer, segue la vita di una schiava fuggiasca che finisce con l’uccidere la figlia per non ricadere con lei nella condizione di schiavitù. Tra le altre sue opere si ricordano: Jazz (1992), Paradiso (1998), Amore (2003). Nel 1993 la scrittrice ha ricevuto il premio Nobel per la Letteratura, prima donna di colore ad avere questo riconoscimento.

ISBN 9788831369077

Raffaello

20/01/2020 — Henri Focillon

  € 12,00   

 

Grande amore di Henri Focillon, uno dei massimi storici dell’arte del Novecento, fu il Rinascimento italiano, al quale dedicò tre saggi fondamentali: quello del 1910 su Benvenuto Cellini; un secondo, nato dalle lezioni che tenne alla Sorbona nel 1934-1935 su Piero della Francesca; e questo, su Raffaello, scritto nel 1926. Le monografie, i cataloghi ragionati sull’opera di Raffaello sono innumerevoli, l’interesse della critica e del pubblico è vivissimo e destinato ad aumentare in questo anniversario che ne celebra i cinquecento anni dalla morte. Una intramontabile attualità che si delinea con esattezza anche nelle parole dello stesso Focillon: «Uno studio di Raffaello non è necessariamente inattuale. In un modo non ancora ben chiaro partecipa di un’epoca che cerca di ricostruire la forma e che ha nostalgia dello stile». È la chiave di volta di queste pagine, su cui Marco Bussagli, nella Prefazione, osserva che lo storico dell’arte francese «certo si riferisce al XX secolo e al ruolo del suo scritto», ma è anche una dichiarazione che «si attaglia perfettamente a descrivere quel processo stilistico che sarà del manierismo e che, in ogni caso, mostra come fin da allora Focillon seguisse quelle che potremmo definire isoidi dello stile e delle forme cercando e trovando corrispondenze tra il passato e il presente».

HENRI FOCILLON (Digione, 1881 - New Haven, Connecticut, 1943) insegnò Storia dell’arte medioevale alla Sorbona e Arte monumentale al Collège de France. Tenne anche lezioni alla Yale University di New Haven. Tra le sue opere maggiori si ricordano Hokusai (1914, 1925), la monografia su Piranesi (1918), Tecnica e sentimento (1919), I grandi maestri dell’incisione (1930, 1969), L’arte dell’Occidente (1938), Scultura e pittura romanica in Francia (1938) e L’Anno Mille (uscito postumo nel 1952). È ormai un classico degli studi di estetica il saggio Vita delle forme (1934).

ISBN 9788831369084

Fellini, o della vita eterna
Da Gelsomina a Mastorna

15/01/2020 — Alessandro Carrera

  € 11,00   

 

Ci sono artisti che vogliono essere capiti e altri che vogliono essere amati. Fellini voleva essere amato, e ci è riuscito. Quanto volesse essere teorizzato, è difficile dirlo. L’indagine critica su Fellini è spesso offuscata dal fellinismo, l’ideologia che riduce la sua impietosa analisi delle debolezze italiane alla facile saggezza secondo la quale la vita sarebbe solo un circo, una recita di giovanotti invecchiati e di donne voluttuose che li viziano e li proteggono. Certo, tutto il cinema di Fellini è un’indagine sulle conseguenze dell’indecisione, ma è un’indagine severa, perché chi non decide si trova “tra due morti”, e prima o poi dovrà scegliere se sopravvivere in un limbo eterno oppure arrendersi alla vita eterna. Che cosa sia la vita eterna, in un senso sia religioso sia laico, sia spirituale sia al livello della vita animale, è forse il vero tema di Fellini, ed è ciò che questo saggio cerca di portare alla luce scegliendo come punto di partenza l’interesse di Fellini per Kafka (un altro poeta dell’indecisione) e il tormentato progetto del Viaggio di G. Mastorna, che Fellini non ha mai realizzato, forse perché avrebbe svelato la “fantasia fondamentale” del suo autore, la speranza di non dover essere costretti a scegliere tra la vita e la morte, tra essere e non essere.

ALESSANDRO CARRERA è professore di Italian Studies e di World Cultures and Literatures alla University of Houston, in Texas. È autore di saggistica, narrativa e poesia (Beato chi scrive, nottetempo 2016), ha tradotto le canzoni di Bob Dylan (Feltrinelli 2016-2017) e romanzi di Graham Greene per Mondadori e Sellerio. I suoi ultimi libri sono La ballata del Nobel. Bob Dylan a Stoccolma (Sossella 2017), Filosofia del minimalismo (Casa Musicale Eco, 2018), Fellini’s Eternal Rome (Bloomsbury 2019, Premio Flaiano 2019), Il colore del buio. La Rothko Chapel (il Mulino 2019) e Il principe e il giurista (ESI 2020).

ISBN 9788831369091

Al ritmo dell'assenza

15/01/2020 — Cesare Lievi

  € 10,00   

 

Questa nuova raccolta di Cesare Lievi, affermato regista teatrale e drammaturgo, si configura come il punto più limpido e terso della sua produzione poetica. Suddiviso in tre parti come in una crocifissione di Francis Bacon, il libro è una sorta di variegato brogliaccio che accomuna presenze che si rivelano in realtà lancinanti assenze. Ne sono mirabile testimonianza le sequenze dedicate alla madre, sul cui pervicace ricordo la raccolta si sdipana con punte di icastica esemplarità. Sullo sfondo, meno avvertito ma incombente come un presagio, si incide il cammeo dell’adorato fratello che ha contrassegnato in maniera decisiva l’allure delle sillogi precedenti, apprezzate da un lettore d’eccezione come Raboni. Di fronte all’opera impietosa del tempo non rimangono che fantasime, barlumi, ectoplasmi, il miraggio di un calicantus che si staglia d’inverno contro la cartapesta del cielo o un merlo che saltella quasi incapace di volare, assorbito dall’intento improrogabile di nidificare. Le parole di Lievi trascorrono così, tra canzonetta ed elegia, tra il mondo esaltato dell’eros e quello avvilente del thanatos, in un colloquio ininterrotto con le ombre o con chi ne ha assorbito, impagabilmente, un’eco screziata di vita riflessa. (p.d.p.)

CESARE LIEVI, regista teatrale, drammaturgo e poeta, è nato a Gargnano nel 1952. Si è affermato negli anni Ottanta prima in Italia, poi in Germania e in Austria dove ha realizzato – con la collaborazione, interrotta dalla morte, del fratello Daniele – una serie di spettacoli molto apprezzati. Dal 1996 al 2010 è stato direttore dello Stabile di Brescia e dal 2010 al 2012 del Teatro Giovanni da Udine di Udine. Tra i suoi testi teatrali ricordiamo Fratelli, d’estate (1992), Tra gli infiniti punti di un segmento - Variété. Un monologo (1995), La badante (2008), Il vecchio e il cielo (2010), Soap opera (2015), Il giorno di un Dio (2017). Ha pubblicato le raccolte di poesia: Stella di cenere (Marsilio 1994), Ardore infermo (Scheiwiller 2004), Nel tempo (L’Obliquo 2008), il romanzo La sua mente è un labirinto (Marsilio 2015) e Un teatro da fare, intervista a cura di Lucia Mor (La Scuola 2017). Ha tradotto Goethe, Hölderlin, Kleist, Rilke e Botho Strauss. L’editrice Morcelliana pubblicherà il suo teatro completo.

ISBN 9788831369053

Come per una stagione breve

15/01/2020 — Marco Molinari

  € 10,00   

 

Un carosello di piccoli gesti, apparentemente insignificanti, che nascondono un universo di segni e sogni riportato febbrilmente sulle pagine sgualcite di un’agenda. Queste folgoranti annotazioni, che risentono della temperie «orfica» del primo De Angelis, maestro dichiarato e fine esegeta di Marco Molinari, vengono rimaneggiate a distanza di decenni, conservando una freschezza che si manifesta attraverso esiti frammentari e lapidari, privi tuttavia di qualsiasi artificio o sentenziosità. Assistiamo così a una sequenza di epifanie che si riverberano da una pagina all’altra della raccolta, in un contesto visionario che non disdegna la delicatezza di nascondere un pugno d’erba in tasca o di osservare i rami scheletriti che si stagliano in un cielo imbronciato come dita di un monaco in preghiera. Improvvisi scarti di senso, si alternano a descrizioni minuziose di oggetti deprivati di scopo, spesso riportando sulla pagina momenti speculari di una stessa rivelazione. Molinari conferma così la sua innata dote di affabulatore di eventi minimi dove i simulacri si incidono sulla rètina alla stregua di un miracolo quotidiano, con la stessa icastica pregnanza di un’apparizione tra una stazione deserta e un campo di periferia in cui si svolgono rincorse adolescenziali a un pallone, sotto il sole scarnificato di un’estate senza fine. (p.d.p.)

MARCO MOLINARI è nato a Ca’ Vecchia di Sustinente, sul Po, in provincia di Mantova, nel 1958. Lavora nel settore dell’assistenza agli anziani. Ha pubblicato le raccolte poetiche La corsa infranta (Polena, Milano 1987), Madre Pianura (La Vita Felice, Milano 2002), Seguiamo e accarezziamo (Il Ponte del Sale, Rovigo 2007), Città a cui donasti il respiro (Il Ponte del Sale Rovigo, 2016). È presente nell’antologia Poesia contemporanea. Quarto quaderno italiano (Guerini e Associati, Milano 1993). Ha collaborato ai libri collettivi La bella scola – l’inferno letto dai poeti canti VIII-XVII, a cura di Marco Munaro (Il Ponte del Sale, Rovigo 2004), Da Rimbaud a Rimbaud, a cura di Marco Munaro (Il Ponte del Sale, Rovigo 2004), In un gorgo di fedeltà. Dialoghi con venti poeti italiani, a cura di Maurizio Casagrande (Il Ponte del Sale, Rovigo 2006) e In calmissima luce. Con Giorgio Mazzon nel delta del Po (Il Ponte del Sale, Rovigo 2018). Dal 2013 cura una rubrica di recensioni poetiche sul quotidiano “La Voce di Mantova”.

ISBN 9788831369060

Lo stato d'assedio
Per fare buon uso di Albert Camus

12/12/2019 — Autori vari

  € 12,50   

 

Nell’opera “politica” di Camus non c’è spazio alcuno per il mito politico. Nel libro che oggi potrebbe ben figurare tra i livre de chevet delle nuove generazioni, L’uomo in rivolta, le figure che hanno animato la sua poetica giungono a una sintesi se non definitiva almeno certa nei suoi tratti fondamentali. Ripercorrere qui le reazioni ufficiali e no alla pubblicazione del libro non è possibile. L’eco è però ben presente nel saggio di Gabriel Marcel, preciso e diretto nel cogliere e discutere gli elementi che urtano la sensibilità degli engagé. L’uomo in rivolta – e “il rivoltoso”? – non può sacrificare nulla al suo gesto, sempre muscolare ci ricorda Marcel. Intanto per l’impossibilità di sacrificare qualcuno o qualcosa a sé stessi. Proprio perché il rivoltoso si erge sempre di fronte a un Altro e in questa posizione tiene ferma un’attitudine che potrebbe e vorrebbe si generalizzasse, non può imporre in nessun modo agli altri di accompagnarlo nel guadagno di questa rinnovata posizione eretta... La rivolta non può che radicarsi nell’esistenziale di una scelta che a un certo punto deve diventare irreversibile, nel successo e nell’insuccesso, nella vita e nella morte, e in questo può essere solo simile a una scelta unica e irripetibile... Di più, quando è in gioco la vita, e chi si rivolta deve per forza metterla in gioco, non c’è alcun diritto del rivoltoso a giocare quella degli altri.

Lo stato d’assedio, a cura di Riccardo De Benedetti, comprende saggi di: Marie-Madeleine Davy, Albert Camus e Simone Weil; Charles Moeller Un’opera che esalta la povertà e la luce; Emmanuel Berl, Di fronte all’assurdo; Gabriel Marcel, L’uomo in rivolta; Jean Guitton, Camus; Jean-Louis Barrault, Sullo stato d’assedio

ISBN 9788831369039

Giacenza indicativa a magazzino Fastbook5

Charles Baudelaire intimo
Il poeta vergine

20/10/2019 — Félix Nadar

  € 13,50   

 

«Glorificare il culto delle immagini, mia grande, unica, primitiva passione!» scrive Baudelaire ne Il mio cuore messo a nudo.

Il sodalizio fra i due geni resiste in virtù della vocazione/devozione per l’immagine, religione per entrambi, diversamente professata. Da Nadar con le magnifiche sorti della scienza e della tecnica – ma lui non è straniero al mondo in cui è nato: protetto da uno scudo smisurato in lega di talento, ego e autoironia, sopravviverà titanico ai lutti e ai fallimenti. Si perdeva per il sogno di Icaro, Tournachon, grandioso, mitologico, archetipico. Il vecchio Padre Tempo lo aspetterà sbuffando fino a novant’anni per dargli la soddisfazione di una sua trionfale retrospettiva all’Éxposition Universelle.

Baudelaire, invece, estraneo addirittura a se stesso. Gli incubi ricorrenti degli ultimi anni, che traduce in progetti letterari ma non ha il cuore di portare a termine, radunano le macerie di mille Case Usher, e se evocano un mito è più simile a Cthulhu.

Lo “scrittore della vita moderna” tollera la vita moderna solo se mediata dall’arte, perché la vita che non è arte, inerte conseguenza della natura, lasciata all’incuria, non può essere altro che bruttezza esteriore e interiore.

Gaspard-Félix Tournachon (Parigi, 1820-1910) universalmente noto col nome Nadar, esercitò vari mestieri creativi: critico, scrittore, disegnatore e caricaturista, aeronauta ma, soprattutto, fotografo, ha inventato un modo di ritrarre col “terz’occhio” lasciandoci immagini dei più noti personaggi celebri della Parigi del suo tempo, ma anche di tanti che vissero ai margini della società borghese. Aveva cominciato studiando da medico, ma ben presto lasciò gli studi per dedicarsi al giornalismo, dove avrà anche l’occasione di dar prova delle sue capacità di caricaturista (una mostra a Parigi nel 2018 ha celebrato il brand Nadar, accostando degli stessi personaggi la caricatura e il ritratto fotografico). L’amicizia con Baudelaire risale a metà degli anni Quaranta dell’Ottocento, e anche per il poeta dei Fiori del male Nadar ci ha lasciato numerosi ritratti fotografici e caricature. Il libro “Charles Baudelaire intimo. Il poeta vergine”, uscì postumo, un anno dopo la scomparsa di Nadar.

ISBN 9788831369008

Giacenza indicativa a magazzino Fastbook5

Come non essere postmoderni
A proposito di neologismi, nuovismi, postismi, parassitismi e altri minori sismismi

20/10/2019 — Jacques Derrida

  € 12,00   

 

Siamo nel 1990 e Derrida è invitato a parlare a un convegno della Columbia University sulla teoria letteraria. Il suo intervento inizia chiedendosi perché gli organizzatori abbiamo posto sulla parola “teoria” le virgolette e perché abbiano declinato al plurale l’espressione “stati della teoria”: forse perché non esiste un’unica risposta oggi a questi problemi e quindi occorre prendere atto che navighiamo nell’incertezza? Per Derrida la non è altro che un molo gettato su un mare a difesa di un porto. La teoria letteraria è un mondo abbastanza vasto che comprende aspetti di diverse discipline: critica, filosofia morale, estetica, critica della cultura, antropologia culturale, i cultural studies del femminismo e della teoria di genere e così via. È su queste zone del pensiero e della cultura che Derrida si sente invitato a nozze, perché la sua teoria decostruttiva ci ha insegnato a vedere ciò che sta sotto la crosta di fenomeni e abitudini linguistiche che celano insidie e pregiudizi sedimentati dall’uso spesso improprio delle parole. La sua teoria è per così dire una tecnica del sospetto che ci può aiutare a vincere pregiudizi e a liberarci delle mille imposture del postmoderno. E in questo breve saggio fa il sunto delle sue idee.


Jacques Derrida (El-Biar, Algeria 1930 - Parigi 2004) è stato uno dei pensatori francesi più influenti nella seconda metà del Novecento, la cui teoria decostruzionista è stata studiata in tutto il mondo formando due generazioni di filosofi.

Tra le sue opere si ricordano: Della grammatologia (1967), La scrittura e la differenza (1967), La disseminazione (1989), Spettri di Marx (1993), Donare la morte (2002), Psyché. Invenzioni dell’altro (2008-2009)

ISBN 9788831369022

Giacenza indicativa a magazzino Fastbook3

Che cosa resta del cielo
Se Dio è spodestato dalla scienza

20/10/2019 — Giorgio De Simone

  € 14,50   

 

Per avere abbozzato una scienza dei cieli dove la religione se ne stava per conto proprio, Galileo Galilei fu condannato dal Sant’Uffizio. Cartesio lasciò ammuffire in un cassetto il trattato sulla luce dove esponeva la sua filosofia naturale. L’opera aderiva in gran parte alle tesi di Copernico, la Chiesa le condannava ed era bene non ricordargliele. Quanto a Giordano Bruno, non fu certo arso vivo nel 1600 solo per aver visto un cielo con tante più stelle di quelle che si osservavano allora.

Detto questo, oggi religione e scienza vivono a distanza di sicurezza. Si possono anche ignorare, ma se invece provano a comunicare, la religione non gioca alla pari. Nei confronti della scienza moderna la religione si sente spesso in soggezione e, per il suo passato, in colpa.

Gli scienziati oggi sono perlopiù atei o agnostici e molti difficilmente si pronunciano. Gli uomini di religione, invece, preferiscono il silenzio. Così non si sentono loro interventi sulla fuga delle galassie, sullo smisurato allargarsi dei cieli, sui quasar, sulle pulsar, sui buchi neri, sul multiverso, sugli esopianeti. Sembra non riguardino la fede.

Il cielo, una volta, era un intoccabile feudo della religione, oggi è solo un simbolo spirituale. L’autore di questo libro si chiede perché questa incomunicabilità e cerca di disegnare sulla carta uno spazio dove scienza e religione, sebbene autonome nel loro ambito, collaborino a dare qualche risposta all’uomo della strada non solo sul funzionamento ma anche sul senso misterioso dell’Universo.

Giorgio De Simone è nato a Milano, città dove è sempre vissuto, da genitori siciliani. In campo giornalistico è autore di varie centinaia di articoli e saggi pubblicati su diverse riviste, sul quotidiano “Il Giorno” negli anni Ottanta e, dal 1989, su “Avvenire”, dove ha scritto di letteratura, editoria, storia, scienza e ha tenuto una rubrica settimanale di cultura e costume sportivi per oltre vent’anni.

Tra i suoi romanzi, si segnalano: L’escluso (Mondadori 1978), L’armonista (Rizzoli 1984), Il caso Anima (Rizzoli 1988), L’isola dei Pantèi (Sellerio 1998), Era un giorno di 32 ore (Sellerio 2006), Michele tiene all’Inter ma crede in Dio (Medusa 2012).

ISBN 9788831369015

Giacenza indicativa a magazzino Fastbook8