Elogio della traduzione impossibile
Studi romeni di cultura letteraria, linguistica e comparata

03/2017 — Giovanni Rotiroti

€ 18,00   

 

Tradurre non vuol dire soltanto trasporre tecnicamente una lingua in un’altra lingua (anche se ciò è necessario), ma significa offrire la consistenza di un’immagine che dovrebbe corrispondere alla presenza ideale di un patrimonio comune delle diverse civiltà. La lingua dell’Europa è la lingua della traduzione. Si tratta quindi di restituire alla traduzione la sua difficoltà, le sue resistenze, la sua poeticità, cercando di conservare lo scarto fra il patrimonio culturale e la sua trasmissione, fra verità e trasmissibilità, fra scrittura e autorità. L’immagine che dà la letteratura romena nella sua cifra traduttiva, linguistica e intertestuale – attraverso Urmuz, Eugène Ionesco, Paul Celan, Gherasim Luca e altri scrittori – è quella di un sapere imprevedibile e poetico, che attiva la risonanza di molteplici voci. Il suo discorso, inteso nel senso della comparazione, insegna a intendere le differenze, a salvarle e non solo: ad amarle, e anche a volerne essere parte. Ciò ha una ricaduta anche sul piano etico. Una traduzione impossibile è una traduzione ospitale che sa accogliere l’altro in quanto altro opponendosi con tutte le forze all’ostilità e alla violenza dell’incontro. Un altro nome per dire la democrazia.

Giovanni Rotiroti, psicanalista di formazione, insegna Lingua e Letteratura Romena all’Università “L’Orientale” di Napoli in una prospettiva comparata. La sua critica è animata dall’interesse per la traduzione e la psicanalisi in rapporto all’opera letteraria e filosofica, prima e dopo la cesura di Auschwitz. Per Orthotes ha pubblicato La passione del Reale. Emil Cioran, Gherasim Luca, Paul Celan e l’evento rivoluzionario dell’amore (2016) e ha curato i volumi di Marta Petreu, Il passato scabroso di Cioran (2015) e Dall’Olocausto al Gulag (2016).

ISBN 9788893140720

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