Eugen Drewermann interprete di Kierkegaard
Le quattro forme kierkegaardiane della disperazione rilette alla luce della psicoanalisi

02/2013 — Alessandra Granito

€ 17,00   

 

Sulle macerie della destituzione del moderno disimpegno metafisico-sostanzialistico, la cultura contemporanea post-moderna ha costruito insidiose derive della soggettività, ne ha profilato il rovesciamento al di fuori di se stessa e ha plasmato un sé non più monolitico e ipertrofico, ma borderline, vulnerabile ed eccentrico, scisso in quello scarto tragico tra fattualità e pretesa che ne La malattia per la morte Søren Kierkegaard con acribia psicologica e sensibilità anacronistica definisce «disperazione», intesa come epifenomeno di un’esistenza segnata dalla contestazione pessimistico-scettica del sé che de facto si è, dal tentativo agonistico e agonico attuato da colui che, dinanzi alla propria “scandalosa” insufficienza, pretende di ipostatizzare se stesso e soffocare lo slancio verso quell’ulteriore absconditus a cui è strutturalmente in rapporto. Il presente lavoro inquadra e attualizza tale riflessione nella cornice ermeneutico-psicoanalitica di Eugen Drewermann, il quale presenta la fenomenologia kierkegaardiana del sé disperato come una fenomenologia del profondo, e la «disperazione» come la conseguenza dell’elaborazione distorta dell’angoscia esistenziale e di un rapporto sbagliato con se stessi che sfocia nel rifiuto di sé, nella stagnazione spirituale, in stati di disagio e di squilibrio psico-esistenziali (nevrosi). In tale prospettiva, disperazione e nevrosi non sono affatto stati accidentali o patologie costitutive, ma forme decurtate e distorte d’esistenza, intermittenze esistentive, espressioni della dilacerazione della vita o della vita in contraddizione, sinonimi di fuga dalla libertà e tentativi di simulazioni incognite di sé che conducono alla (subdola) deflagrazione dell’individuo nelle logiche della monadizzazione e/o della mondanizzazione, nel contesto di una più generale, cinica deresponsabilizzante rimozione/patologizzazione del negativum.

Alessandra Granito, è dottore di ricerca in Filosofia presso l‘Università «G. d’Annunzio» di Chieti-Pescara. Borsista D.A.A.D., ha svolto attività di ricerca presso la «Eberhard Karls Universität» di Tübingen (Germania) ed è attualmente è impegnata come Research Fellow presso il Søren Kierkegaard Forskingscenter di Copenaghen. Gli interessi di ricerca sono principalmente la tematica esistenziale (la Existenzphilosophie tedesca), la meontologia, i rapporti tra filosofia, letteratura e critica della modernità. Oltre che contributi in tedesco e in inglese apparsi in volumi collettanei italiani e stranieri, è stata relatrice a convegni nazionali e internazionali. § Per Orthotes ha pubblicato Eugen Drewermann interprete di Kierkegaard. Le quattro forme kierkegaardiane della disperazione rilette alla luce della psicoanalisi (2013) e ha curato l'opera di Bruno Bauer La tromba del Giudizio universale contro Hegel ateo e anticristo.

ISBN 9788897806264

Giacenza indicativa a magazzino Fastbook0