Ponte33 è una Associazione culturale che si pone l'obiettivo di far conoscere in Italia la letteratura contemporanea in lingua persiana prodotta in Iran, Afghanistan, Tagikistan e all'estero, principalmente Stati Uniti e Europa, dove molti scrittori provenienti da questi paesi vivono e lavorano. Più che una casa editrice classica, uno spazio nel quale far "transitare" verso l'Italia scrittori, poeti, grafici, artisti (il genere in italiano è maschile, ma la sostanza, in Iran soprattutto, oggi è in primo luogo femminile) e presentare una produzione culturale autentica, molto diversa dagli stereotipi infarciti di chador e di veli che ormai hanno invaso il mercato editoriale. Una produzione variegata e multiforme, in cui la letteratura, ancor più del cinema e delle arti visive, ha un posto di primo piano nello svelare le contraddizioni, queste sì vere e dolorose, che si agitano all'interno di società nelle quali la contemporaneità si trova a convivere con resistenze antiche e nuove opposizioni. E nel mettere in luce come la collisione tra queste tensioni produca anche uno straordinario dinamismo, che cambia le mentalità senza spezzare la trama forte delle identità, e della storia. L'intenzione è dunque quella di offrire per tutta l'area di lingua persiana una sorta di sguardo "dall'interno", quello sguardo che solo la letteratura può dare, se è vero che per conoscere un paese occorre viverci oppure leggerne gli scrittori. Il nome Ponte33 richiama il persiano Si-o-se pol, bellissimo ponte di Isfahan sotto le cui arcate (33 per l'appunto) da sempre giovani e meno giovani si incontrano, parlano, discutono, recitano versi, leggono libri.

 

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Ritornerai a Isfahan

18/03/2019 — Mostafa Ensafi

  € 16,00   

 

Shamim Shamse, affermato professore di letteratura persiana dell’Università di Tehran, si sta affacciando alla soglia dei quarant’anni quando il passato riemerge con prepotenza nella sua vita. Una studentessa polacca, Eliza, si presenta nel suo studio senza preavviso dicendo di essere la figlia di Adri, la
ragazza che Shamim aveva amato da giovane e che gli aveva spezzato il cuore con una partenza tanto inspiegabile quanto definitiva. Adesso, ventitré anni dopo, Eliza è arrivata da Varsavia carica di notizie e determinata a far luce sul vissuto di sua madre e della nonna, Barbara, che durante la Seconda guerra mondiale aveva trovato rifugio nella città di Isfahan dopo essere approdata in Iran insieme ad altre migliaia di profughi polacchi reduci dai gulag sovietici. Nonostante la moglie e la figlia di Shamim
insistano per lasciare il paese, sempre più in balia del tumultuoso clima elettorale del 2009, lui decide di rimanere e incoraggiato dall’inseparabile amico d’infanzia, Taher, accetta di aiutare Eliza nelle sue ricerche e, forse, dare finalmente un senso all’abisso di domande che Adri aveva lasciato dietro di sé.

Mostafa Ensafi è nato nel 1987 a Tehran, città in cui vive. Svolge la professione di ingegnere civile, ma ha sempre coltivato la sua vera passione, la scrittura. Ha pubblicato racconti su giornali e riviste ed è stato a lungo editor del blog letterario “51”. Ritornerai a Isfahan, il suo primo romanzo, è uscito in Iran nel 2016 e ha catturato da subito l’attenzione di pubblico e critica, collezionando numerose ristampe in breve tempo.

ISBN 9788896908129

Giacenza indicativa a magazzino Fastbook3

L'ariete

01/04/2018 — Mehdi Asadzadeh

  € 14,00   

 

Hamed è un ventenne di Tehran che, come tanti suoi coetanei, sta facendo il servizio militare. Un giovane ariete testardo, impulsivo e passionale, che non riesce a dimenticare l’ex ragazza, Samira, con cui aveva condiviso un’infinità di pomeriggi strampalati, passati a bazzicare tra teatri e librerie dell’usato o a visitare vecchi santuari e cimiteri. Quando viene a sapere che lei si sta per sposare con il nuovo fidanzato, perde la testa e abbandona la caserma senza permesso. Ha così inizio una giornata rovinosa e rocambolesca, in cui insegue il miraggio di riconquistarla presentandosi di sorpresa al matrimonio con una collezione di libri rari come regalo. Per comprarli, però, ha bisogno di un bel po’ di soldi, che al momento non ha…

Mehdi Asadzadeh è nato nel 1987 e vive a Tehran. Si è laureato in Giurisprudenza e lavora come autore per il cinema, il teatro, la radio e la televisione. Ha pubblicato una raccolta di racconti e il romanzo breve L’ariete, che nel 2015 è stato scelto come miglior libro dell’anno dalla rivista Tajrobe.

Traduzione dal persiano di Giacomo Longhi

Con un flusso di coscienza caratterizzato da un gergo irruente, questo breve romanzo ci porta a conoscere i pensieri, i sentimenti, i sogni e i tic della gioventù iraniana declinata al maschile, accompagnandoci negli angoli più insoliti, dimessi, pittoreschi e malinconici della capitale, dai bassifondi ai quartieri alti. Un ritratto veritiero che trabocca tenerezza e ironia.

ISBN 9788896908112

Giacenza indicativa a magazzino Fastbook2

Manuale di letteratura e saggistica persiana contemporanea

01/01/2018 — Mohammad Ja'far Yahaqqi

  € 18,00   

 

Juybār-e Lahzehā, questo il titolo in persiano del presente Manuale di letteratura e saggistica persiana contemporanea, presenta finalmente, in una veste critica puntuale e moderna, la letteratura e la saggistica prodotta in Iran, ma anche in Afghanistan e Tagikistan, a partire dagli anni che precedono la rivoluzione costituzionale (1905-11) fino ai nostri giorni. Arricchito da specifici capitoli che trattano della lingua persiana e della letteratura femminile in questi tre paesi, il volume costituisce uno strumento indispensabile di conoscenza in un campo di studi di particolare rilevanza.

In Iran Juybār-e Lahzehā ha conosciuto uno straordinario successo di pubblico, arrivando in pochissimo tempo alla quindicesima ristampa.

Mohammad Ja‘far Yāhaqqi è Professore Ordinario di Lingua e Letteratura Persiana presso l’Università “Ferdowsi” di Mashad. Membro dell’Accademia della Lingua e Letteratura Persiana. Ha tenuto corsi come visiting professor in Giappone e Gran Bretagna.

Vincitore nel 1375/1997 del Premio del Libro dell’Anno della Repubblica Islamica dell’Iran.

A cura di Neda Alizadeh Kashani e Raffaele Mauriello

La collana Almās (‘diamante’) nasce come una iniziativa editoriale congiunta di Ponte33 e ISMEO, con lo scopo di offrire finalmente ai lettori italiani una selezione delle opere dei pionieri della moderna letteratura iraniana. Ogni testo sarà accompagnato da un saggio introduttivo, affidato ad esperti di letteratura persiana italiani o stranieri, e da un apparato di note e bibliografia, con l’intento di inquadrare l’opera nel contesto in cui è stata originariamente pubblicata e di definirne il ruolo nello sviluppo successivo dei vari movimenti letterari.

ISBN 9788896908105

Giacenza indicativa a magazzino Fastbook3

L'autunno è l'ultima stagione dell'anno

01/04/2017 — Nasim Marashi

  € 15,00   

 

Tre giovani donne, la cui amicizia è nata nelle aule della facoltà di ingegneria dell’Università di Tehran, si confrontano, sulla soglia dei trent’anni, con scelte importanti dalle quali dipenderà il loro destino futuro.
Leila cerca disperatamente di ritrovare il suo posto nel mondo dopo che ha deciso di non seguire il marito all’estero per proseguire gli studi. Incapace di rassegnarsi alla fine di quello che era stato un grande amore e un matrimonio felice, cerca conforto nel lavoro in un giornale che le mutate condizioni politiche costringeranno di lì a poco a chiudere. Attorno a lei si muovono le figure di Roja e Shabane, con le loro storie familiari e le angosce di chi si appresta ad entrare nel mondo degli adulti. Roja coltiva il sogno di un dottorato in Francia e di una carriera importante, per il quale è pronta a sacrificare il legame con la madre e con il fratello, suoi unici affetti dopo la morte tragica del padre. Shabaneh vive il rimorso di aver forse provocato il dramma che rende infelice la sua famiglia e oscilla tra il desiderio di vivere una propria vita, sposando finalmente un collega di lavoro la cui pazienza è giunta ormai al limite, e il timore di venir meno al suo dovere di figlia.

Giornalista, scrittrice e sceneggiatrice, Nasim Marashi vive a Tehran dove è nata nel 1984. Autrice di vari racconti, premiati a più riprese, e di fortunate sceneggiature cinematografiche, ha pubblicato nel 2015 il suo primo romanzo, Payiz fasl-e akhar-e sal ast (L’autunno è l’ultima stagione dell’anno), premiato come miglior libro dell’anno con l’assegnazione del premio letterario Jalal Al-e Ahmad.

Nell'ambito del Festival delle Letterature Migranti, il 20 ottobre 2018 ha ricevuto dal sindaco Leoluca Orlando la cittadinanza onoraria di Palermo.

Traduzione dal persiano di Parisa Nazari

Tre storie che si intrecciano nella Tehran dei nostri giorni mettendo in luce problematiche personali e sociali che contraddistinguono tanti giovani della classe media urbana.

ISBN 9788896908099

Giacenza indicativa a magazzino Fastbook1

Quell'angolino tranquillo a sinistra

01/09/2015 — Mehdi Rabbi

  € 14,00   

 

Caratterizzati da una lingua che tiene conto dell’estrazione popolare di molti dei personaggi narrati e punteggiata da vocaboli in dezfuli e dall’arabo locale, i racconti che un giovanissimo Rabbi ha messo insieme in questa raccolta sono effettivamente una passeggiata in una realtà di provincia apparentemente lontana dalla scintillante capitale Tehran. In essi, amore, amicizia, solitudine, desiderio di realizzarsi, rapporti genitori-figli, disincanto giovanile emergono ancora una volta come il tema principale della società iraniana di oggi. Qui, però, le contraddizioni sono meno evidenti che altrove; il cambiamento segue ritmi forse maggiormente aderenti alle norme non scritte che regolano i rapporti sociali e la convivenza familiare; l’ambiente circostante e la cultura locale sono più presenti. Racconto dopo racconto ci si immerge nella città di Ahvaz – con il suo clima, il suo fiume, i magnifici ponti, gli alberi esotici, i mercatini con le donne arabe accovacciate, i giovani universitari – facendo un tuffo in una realtà inedita per chi dell’Iran conosce solo il caos di Tehran o la serena bellezza di Isfahan e Shiraz.

Mehdi Rabbi è nato il 19 Agosto 1980 ad Ahvaz, capoluogo della regione del Khuzestan, nell’Iran sud-occidentale.
Ha conseguito un master in letteratura e sta terminando un dottorato in Filosofia dell’Arte ed è docente di sceneggiatura presso l’Università di Tehran.
La sua prima raccolta di racconti Quell’angolino tranquillo a sinistra, che Ponte33 pubblica in anteprima in una lingua occidentale (è in corso anche una traduzione in inglese), è entrata nella short list dei prestigiosi premi Golshiri e Mehregan ed è poi stata finalista del premio Rowzi Rowzegari e del Premio Critica 2007.

Traduzione dal persiano di Mario Vitalone

ISBN 9788896908082

Giacenza indicativa a magazzino Fastbook1

Non ti preoccupare

01/03/2015 — Mahsa Mohebali

  € 14,00   

 

Quando Tehran si sveglia minacciata da un imminente terremoto, tutti cercano di darsela a gambe. O quasi. Per la giovane Shadi l’unica priorità sembra essere la scorta di oppio sul punto di finire. E poi c’è Ashkan, che con un sms l’avverte di aver tentato per l’ennesima volta il suicidio. C’è nonna Moluk, che ha l’Alzheimer, ha trafugato i vestiti militari di suo nipote Arash e non si sa dove si sia cacciata. Tra gli strilli della madre e le intimazioni del fratello, Shadi sgattaiola fuori casa per correre da Ashkan e, soprattutto, cercare gli amici spacciatori. Ma la città si è messa a ballare la danza del ventre e la giornata le riserverà molto altro.

Cadenzate da ritmi blues, jazz, rock, folk e metal, le tragicomiche avventure di Non ti preoccupare catapultano il lettore nel vortice di una capitale delirante, improvvisamente svuotata da politici e religiosi, dove sono solo gli outsider a rimanere e su cui incombe il pugno di ferro di un’autorità che tenta invano di ripristinare il suo ruolo. Ironico e disincantato, l’occhio di Shadi osserva la disordinata fragilità della società iraniana, tra adulti iperstressati, genitori assillanti o del tutto assenti, giovani ribelli e naïve sempre in cerca di una valvola di sfogo.

Mahsa Mohebali è una delle voci più interessanti della letteratura iraniana contemporanea. Nata nel 1972 a Tehran, città in cui vive, si è laureata in discipline della musica. Ha vinto due volte il prestigioso premio letterario Golshiri per la raccolta L’amore a piè di pagina (2004) e il romanzo Non ti preoccupare (2008), in cui racconta le avventure di una ragazza tossicodipendente in una Tehran minacciata da un terremoto. Entrambe le opere sono state adattate per il teatro e rappresentate in Iran. Nel 2013 è stata ospite dell’International Writing Program dell’Università dell’Iowa.

Traduzione dal persiano di Giacomo Longhi

Uscito appena un anno prima delle contestazioni post-elettorali del 2009, questo romanzo, vincitore di numerosi premi in patria e già tradotto in svedese, racconta con uno stile esilarante, lontano da ogni vezzo letterario, un Paese sul punto di esplodere come una pentola a pressione. E tenacemente alla ricerca di una propria tranquillità.

ISBN 9788896908075

Giacenza indicativa a magazzino Fastbook4

Probabilmente mi sono persa

01/07/2014 — Sara Salar

  € 14,00   

 

Un viaggio dentro di sé alla ricerca di un’amica perduta e di un passato troppo a lungo negato, chiusa in macchina nella Tehran caotica e pulsante di oggi. Sara Salar porta il lettore nelle strade di una megalopoli soffocata dal traffico e ricoperta di cartelloni pubblicitari inneggianti ad un consumismo pacchiano da cui la protagonista, una giovane donna sposata e con un figlio, è respinta e attratta insieme. Così come è combattuta tra la repulsione e l’attrazione per il socio del marito che la corteggia pressante, approfittando della sua incapacità di sottrarsi fino in fondo alle lusinghe di una mondanità vuota e superficiale e di uno smarrimento che la isola anche dagli affetti più cari.

Lo straniamento della protagonista ha radici lontane, in una sperduta cittadina del Baluchistan da dove è partita per un viaggio nella vita che l’avrebbe portata a tradire la famiglia, il proprio mondo, l’adorata amica Gandom e, soprattutto, se stessa.

Costruito su un continuo slittamento tra presente e passato, tra realtà e immaginazione, tra un vero e un falso che tocca al lettore decifrare, Probabilmente mi sono persa è solo apparentemente la storia dell’amicizia di due adolescenti che, come spesso succede, non regge alla prova dell’ingresso nell’età adulta. Con una scrittura dal ritmo sincopato e incalzante insieme, modellato sul flusso altalenante dei ricordi della protagonista, Sara Salar restituisce lo smarrimento di una società nella quale la modernità, esplosa a dispetto di un conformismo morale tenacemente coltivato, richiede uno sforzo supplementare di introspezione e di adattamento.

Sara Salar è nata a Zahedan, piccola cittadina del Baluchistan iraniano, nel 1966. Laureata in letteratura inglese, ha iniziato la carriera letteraria come traduttrice facendo conoscere al pubblico iraniano Haruki Murakami. Probabilmente mi sono persa, pubblicato nel 2009, è il suo primo romanzo. Il libro ha conosciuto un immediato successo (quattro edizioni e 30 mila copie vendute in pochi mesi), aggiudicandosi anche il prestigioso premio letterario Golshiri. Questa in italiano è la prima traduzione in una lingua straniera. Sono in preparazione anche l’edizione inglese e tedesca.Sara Salar vive oggi a Tehran. È sposata con Sorush Sehat, sceneggiatore e noto interprete di serie televisive, e ha un figlio.

Traduzione dal persiano di Jasmine Nassir

Romanzo rivelazione di Sara Salar, è subito divenuto un best seller (quattro edizioni e 30 mila copie vendute in pochi mesi), nonostante uno stop prolungato della censura.

ISBN 9788896908051

Giacenza indicativa a magazzino Fastbook1

Particelle

01/11/2013 — Soheila Beski

  € 15,00   

 

Mammone, debole, opportunista. Attento al rispetto delle norme sociali per amore del quieto vivere ma pronto a irridere gli eccessi di ossequio religioso o la mistificazione ingenua della democrazia, giudicata nient’altro che un nuovo conformismo. Ossessionato in egual misura dal sesso e da una nevrosi esistenziale che le sue avventure extraconiugali ampliano fino alla paranoia, il protagonista di questo romanzo di Soheila Beski fluttua tra le norme, i divieti, le consuetudini e gli accomodamenti della società iraniana di oggi cogliendo con cinismo le opportunità che la sua condizione di maschio gli offre. Una particella che vaga tra la realtà concreta fatta di madri, padri, figli, amici, lavoro, amori, tradimenti, piccole viltà –e scarse, scarsissime virtù – e un mondo virtuale dalle seducenti possibilità spalancato da un semplice computer da ufficio. Infilarsi nel buco nero del mondo virtuale, per sfuggire alle trappole che la vita e la sua incapacità di affrontarla responsabilmente gli tendono, diventa per questo sessantenne vicino alla resa dei conti un espediente per ancorarsi ad una realtà più vasta dove tutto può essere “svelato rimanendo velati”.

Con una sintesi efficace e sorprendente tra alcune delle “ossessioni” della millenaria cultura iranica – il male e il bene, la verità e la menzogna, l’efficacia della parola – e le sfide filosofiche poste dall’avanzare frenetico della tecnologia, Soheila Beski traccia il ritratto impietoso di un uomo ancorato ad un ipocrita modello di supremazia maschile superato nei fatti da una realtà che avanza più veloce della luce.

Soheila Beski, (Tehran 1953 - 2015) è stata una figura di intellettuale tra le più significative dell’Iran contemporaneo. Fondatrice della rivista Memar, prestigioso periodico di design ed architettura, ha dedicato alla letteratura un impegno costante come scrittrice, ma anche come traduttrice e critica letteraria. Ha al suo attivo due raccolte di racconti e quattro romanzi. Tra questi Zarre, ‘Particelle’, la cui versione in italiano è la prima pubblicata in una lingua straniera.

Soheila Beski è stata la promotrice del premio letterario The Story Award, che finanzia la traduzione e la pubblicazione in inglese di opere di giovani autori iraniani.

Traduzione dal persiano di Mario Vitalone

ISBN 9788896908044

Giacenza indicativa a magazzino Fastbook1

I fichi rossi di Mazar-e Sharif

01/11/2012 — Mohammad-Hossein Mohammadi

  € 16,00   

 

Cronaca di un conflitto interminabile, i quattordici racconti de I fichi rossi di Mazar-e Sharif si trasformano, grazie alla scrittura lucida, elegante ed intensa di Mohammad Hossein Mohammadi, in una sinfonia di voci e di sentimenti sulle variazioni della guerra, la morte, l’amore, la nostalgia per un Afghanistan perduto.
La dolcezza del passato e l’orrore di un lungo presente, simboleggiati dall’albero di fichi del titolo che in un giardino di Mazar-e Sharif una bambina fruga alla ricerca di un frutto maturo, mentre il rombo degli aerei preannuncia morte e terrore, sono narrati attraverso una sapiente miscela di fantasia e realtà. Mohammadi, uno dei protagonisti della società civile di un Paese che cerca disperatamente di ritrovare una propria strada verso la normalità, ha scelto di far parlare tutti i protagonisti della tragedia corale nella quale l’insensatezza della guerra ha gettato l’Afghanistan: contadini uccisi mentre si apprestano a raccogliere il grano nell’intervallo tra una battaglia e l’altra; bambini che la guerra ha reso orfani, mutilati, segnati a fuoco dall’orrore senza fine degli adulti; madri di famiglia costrette a prostituirsi nonostante l’incubo della lapidazione; giovani fanciulle concupite come bottino di guerra; uomini normali che la guerra trasforma in mostri irsuti e insensibili; combattenti che scoprono le loro debolezze di uomini; difensori della libertà che dimenticano il rispetto di valori che neanche la guerra dovrebbe calpestare. Mohammadi riserva ad ognuno di essi, anche a quei talebani esecrati dall’Occidente e temuti in Afghanistan, uno sguardo che scandaglia i loro sentimenti più profondi, e un posto nella Storia che la cronaca giornalistica ha spesso loro negato.

Mohammad Hossein Mohammadi nasce nel 1975 a Mazar-e Sharif (Afghanistan) e cresce in Iran, dove la sua famiglia si era rifugiata alcuni anni dopo la sua nascita. Conseguito il diploma, rientra in Afghanistan per studiare medicina a Balkh, ma l’arrivo dei Talebani lo costringere a rientrare precipitosamente in Iran. Dopo aver attraversato un periodo difficile durante il quale lavora anche come garzone in una sartoria, supera il concorso per l’ammissione all’Università della Radio e Televisione iraniana e inizia a dedicarsi alla letteratura. Collabora con diverse riviste letterarie e dirige la Casa della Letteratura afgana. Anjirha-ye sorkh-e Mazar (“I fichi rossi di Mazar-e Sharif”) è la sua prima raccolta di racconti con la quale ha vinto i premi Golshiri, Mehregan e Isfahan. Successivamente ha pubblicato due romanzi, una seconda raccolta di racconti e diversi saggi di storia e di critica letteraria.

Traduzione dal persiano di Narges Samadi

ISBN 9788896908037

Giacenza indicativa a magazzino Fastbook5

A quarant'anni

01/12/2011 — Nahid Tabatabai

  € 12,00   

 

La crisi di una quarantenne iraniana che, come tante coetanee occidentali borghesi, rimpiange la gioventù e il primo grande amore, ma soprattutto le realizzazioni mancate nel frastuono della guerra e del nuovo ordine sociale imposto dalla rivoluzione khomeinista.
A quarant’anni descrive minuziosamente la vita di una donna che l’autrice intende proporci come modello di una nuova realtà femminile iraniana: il lavoro in un grande ufficio della capitale, fonte di indipendenza economica, nonché luogo privilegiato di rapporti sociali che possono essere talvolta frustranti o competitivi, ma che costituiscono in ogni caso un’alternativa al cerchio chiuso della rete parentale; una famiglia che si discosta dal modello tradizionale in cui la cura dei figli, del marito, dei genitori, costituisce un ostacolo alla realizzazione professionale anche per le donne della classe media. Alaleh, la protagonista, ha un’unica figlia, alla quale la legano amicizia e complicità, e un marito affettuoso, disponibile, comprensivo, con cui condivide alla pari la gestione del ménage quotidiano e la tempesta di sentimenti provocata dal ritorno di un uomo un tempo amato, proprio nel delicato momento di passaggio all’età matura.
Da un romanzo che si svolge tutto intorno a questo leit-motiv, emerge il quadro di una società in movimento che esploderà appena pochi anni dopo in una richiesta di cambiamento di cui proprio le donne saranno le protagoniste principali.

Nahid Tabatabai, nata a Tehran nel 1958, si laurea in drammaturgia, mostrando fin da adolescente una spiccata predilezione per la narrativa. La sua ricca produzione include raccolte di racconti e romanzi, di cui Chehelsaleghi (“A quarant’anni”), pubblicato nel 2000, è il primo. La sua prima raccolta di racconti risale invece al 1991. Nel 1993 pubblica il racconto Hozur-e abi-ye Mina (“La presenza azzurra di Mina”), che le vale l’assegnazione di un premio speciale in occasione della celebrazione per i vent’anni della letteratura post-rivoluzionaria.

Traduzione dal persiano di Camelia Z. Rafatnejad

Da questo romanzo è stato tratto il film di Alireza Raisian, Chehelsaleghi, interpretato da Leyla Hatami, Orso d’Oro a Berlino 2011 come miglior attrice per il film Una separazione.

ISBN 9788896908020

Giacenza indicativa a magazzino Fastbook3

Osso di maiale e mani di lebbroso

01/05/2011 — Mostafa Mastur

  € 11,00   

 

Utilizzando la scrittura come una macchina da presa, Mostafa Mastur esplora la quotidianità palpitante di un condominio di Tehran, megalopoli metafisica nella quale si coagulano le contraddizioni irrisolte di un’intera società. Decine di appartamenti di un grattacielo ultramoderno, angusti come celle o risplendenti di uno sfarzo desolante come le vite dei proprietari, costituiscono il fondale di uno spettacolo nel quale il lettore si trasforma in spettatore di un mondo in frantumi, in cui le fondamenta di qualsiasi fede stanno crollando.

Porte e finestre si aprono e si chiudono lasciando filtrare tracce di quella sostanza amara che è la vita. Nonostante i continui riferimenti religiosi, i personaggi di Mastur sono in preda ad un’assoluta mancanza di certezze, scaraventati nel caos della vita fino a sfiorare talvolta il baratro della pazzia. Ad ogni pagina, il lettore viene trascinato in un vortice dove Susan, Nowzar, Malul, Bandar e tutti le altre monadi angosciate di questo microcosmo simbolico di un Iran che non riesce a trovare se stesso, si agitano freneticamente alla ricerca della fortuna come una terra promessa o una patria perduta.

Mostafa Mastur nasce ad Ahvaz nel 1964. Pubblicail suo primo racconto nel 1991 e la sua prima raccolta nel 1998. A partire dal 2000, grazie ad un crescente successo di pubblico e di critica, testimoniato da numerose ristampe delle sue opere e dall’attribuzione di diversi premi letterari, Mastur viene considerato tra gli scrittori iraniani più interessanti della generazione arrivata alla letteratura seguendo gli ideali della rivoluzione.
Sperimentando forme narrative e linguaggi diversi, Mostafa Mastur si inoltra nei più diversi campi della cultura, passando dalla filosofia, al cinema, al teatro. Fine traduttore, fa conoscere in Iran le opere di Raymond Carver. Da una profonda riflessione sul senso di fallimento dell’uomo rispetto alla vita come esperienza dell’altro, di sé e di Dio, Mastur elabora storie di autentica umanità, ritraendo personaggi complessi e pulsanti che, dibattendosi tra ansie e interrogativi insistenti, raccontano di un Iran vivo e multiforme.

Traduzione dal persiano di Bianca Maria Filippini

Vincitore del premio come miglior romanzo al Festival di Isfahan nel 2005, Osso di maiale e mani di lebbroso è un breve ma denso romanzo di una delle voci più originali della letteratura contemporanea d’Iran.

ISBN 9788896908013

Giacenza indicativa a magazzino Fastbook3

Come un uccello in volo

01/04/2010 — Fariba Vafi

  € 14,00   

 

Lontano dalla descrizione stereotipata del modello femminile cui la letteratura mainstream sul Medio Oriente ci ha abituato, Come un uccello in volo ci accompagna nel viaggio interiore di una giovane donna alla ricerca della propria identità nell’Iran contemporaneo. Casalinga e madre riluttante, la protagonista – che ha in comune con l’autrice numerosi tratti biografici – si rivela nella sua complessa umanità attraverso la scoperta e la tentata ridefinizione del proprio ruolo di madre, moglie e figlia.

Fossilizzata in una condizione di inerzia alla quale sembra averla condannata il suo passato familiare, essa comincia a prendere coscienza di se stessa nel confronto con un marito instancabilmente inquieto, la cui unica risposta all’insoddisfazione e alle difficoltà del vivere imposte da un Iran mai citato direttamente, eppure così vivido nella sua minuta quotidianità, si cristallizza nel sogno ossessivo dell’emigrazione in Canada. Lo stile asciutto e denso insieme, le immagini di forte impatto, le secche battute miste a una sottile e lieve ironia, riflettono le reticenze della narratrice, la cui auto-rivelazione avviene grazie alla riscoperta di recessi del passato, rimasti intoccati da anni di silenzio, soggezione e sensi di colpa. Emergendo dai luoghi bui della sua infanzia e dalla “gabbia” che i legami affettivi le hanno creato intorno, come un uccello in volo, la protagonista esplorerà gli spazi aperti iniziando a cantare.

Fariba Vafi, una delle figure più significative del panorama letterario iraniano contemporaneo, nasce a Tabriz nel 1962. Dopo il diploma e un breve periodo di lavoro in fabbrica, frequenta a Tehran la scuola di formazione della polizia femminile islamica. Rientrata a Tabriz, viene impiegata come guardia carceraria ma abbandona il lavoro dopo solo tre mesi. Fin da giovane coltiva il sogno di diventare scrittrice e, dopo il matrimonio, pur vivendo lontana dagli ambienti letterari della capitale, riesce ad imporsi all’attenzione della critica e dei lettori. Pubblica il suo primo racconto, Râhat shodi pedar (“Ora sei in pace, papà”) nel 1988. Nel 1996 dà alle stampe una prima raccolta e quindi quattro romanzi, di cui Come un uccello in volo è il primo tradotto in italiano.

Traduzione dal persiano di Haleh Nazemi e Bianca Maria Filippini

Come un uccello in volo ha vinto il prestigioso premio Golshiri, assegnato dalla Fondazione Golshiri, la più importante istituzione letteraria dell’Iran contemporaneo, e il premio Yalda, il principale riconoscimento letterario iraniano. Ha inoltre ricevuto numerose menzioni ed è stato più volte ristampato. È stato tradotto in inglese, turco ed italiano. È in via di pubblicazione la traduzione francese.

ISBN 9788896908006

Giacenza indicativa a magazzino Fastbook9